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كتب la dimora delle quindici prostrazioni

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La dimora delle quindici prostrazioni (كتاب)


La tradizione letteraria orientale riconosce il termine maqamat con svariate accezioni.
Tale termine trova particolare testimonianza nel campo musicale, letterario e mistico; cioè tre discipline correlate una all’altra grazie all’aspetto unificatore della mistica, basata principalmente sul pluralismo e sulla tolleranza. Per la traduzione della parola “maqam” (plurale maqam La tradizione letteraria orientale riconosce il termine maqamat con svariate accezioni.
Tale termine trova particolare testimonianza nel campo musicale, letterario e mistico; cioè tre discipline correlate una all’altra grazie all’aspetto unificatore della mistica, basata principalmente sul pluralismo e sulla tolleranza. Per la traduzione della parola “maqam” (plurale maqamat) si possono fornire varie considerazioni; innanzitutto il maqam equivale ai termini come “dimora”, “luogo”, “posto”, “posizione” e “sito”, o meglio “dove si sta in piedi”.
Le maqamat nella musica mediorientale sono le scale modali, formate da sette note e suddivise in 24 intervalli di 1/4 di tono ciascuno, dando così la possibilità di utilizzare distanze tra le note, oltre che di un semitono, cioè anche di 1/4 e 3/4. Questa divisione sottile rende la musica maqamica più derelitta e nostalgica e, secondo una interpretazione mistica diffusamente accettata, si produce una musica che narra la storia del distacco ovvero la separazione dall’origine, e ci fa provare una nostalgia addolcita dalla speranza del congiungimento, come asserisce il poeta persiano, Mawlānā Jalāl al-Dīn Rūmī:
Ascolta il ney , com'esso narra la sua storia,
com'esso triste lamenta la separazione:
Da quando mi strapparono dal canneto,
ha fatto piangere uomini e donne il mio dolce suono!
Un cuore voglio, un cuore dilaniato dal distacco dall'Amico,
che possa spiegargli la passione del desiderio d'Amore;
Perché chiunque rimanga lungi dall'Origine sua,
sempre ricerca il tempo in cui vi era unito.
Nella concezione letteraria, invece, per maqamat s’intende particolarmente una sorta di prosa artistica e ritmica, talora rimata e adornata tramite i versi che seguono lo stesso tema della parte prosaica. Le maqamat come prosimetri artificiosi manifestano il connubio tra la prosa e la poesia, lo spirito e l’anima, la materia e la forma. Tali componimenti sono riempiti da domande e risposte, eziologie fantastiche e descrizioni minuziose, espresse con l’estimabile leggiadria stilistica e l’eleganza formale. È assai interessante che sulle maqamat stesse si basi una parte cospicua della prosa mistica dell’Islam, scritta specificamente in lingua persiana. Come si è accennato, la mistica, facendo ricorso ad altre discipline, rivela un aspetto eclettico e unificatore; nel caso delle maqamat, il prosimetro che aveva funzionalità meramente artistiche, entrando nell’area mistica, subisce un cambiamento tematico e stilistico. In effetti, il sufismo cambia l’eziologia fantastica della gioconda prosa realistica con una fenomenologia arcana e spirituale che capovolge i fondamenti su cui si era basata la visione cosmologica del tempo. Così il mundus immaginalis (‘ālam al-khayāl al-munfa‘il) non è più un mondo nominale e fittizio, bensì è l’origine e il principio del mundus naturalis. Dal punto di vista formale e stilistico, la mistica cambia l’artificiosità dello stile maqamico precedente con la semplicità e con la chiarezza, concentrandosi principalmente sul lato contenutistico.
Quanto alla simbologia comparata fra la musica e la mistica, le sette note della scala musicale si trasformano nei sette gradi della perfezione spirituale del viandante verso l’assoluto; un pellegrino che trascorre una lunga e faticosa strada verso l’Eterno e si trasforma dal nulla in Tutto e dal Tutto in Nulla e unificandosi con l’Assoluto diviene solamente una rivelazione della progressiva epifania sempiterna. L’Attar, uno dei pilastri della letteratura persiana, così descrive le sette valli delle maqamat:

La prima valle è la ricerca,
e subito dopo s’affaccia quella dell’amore.
La terza valle è la conoscenza,
e la quarta è quella dell’indipendenza.
La quinta valle è l’unità pura,
la sesta è quella dello stupore tremendo.
La settima, infine, è quella della povertà e dell’annientamento,
valle al di là della quale non si può oltrepassare.
Là sarai attirato e perderai il cammino,
e una sola goccia ti pare un oceano enorme .

Delineando brevemente questo panorama al riguardo delle maqamat e delle loro concezioni, possiamo entrare in merito all’opera poetica di Asma Gherib, Maqam al-khamsah ‘ashrah sağdah. Il conciso canzoniere della poetessa contiene varie caratteristiche delle maqamat dalla mistica alla musica. La composizione unisce la semplicità ad una misteriosità accompagnata dalla musica, caratteristica connaturale della forma poetica in generale e, in particolare, derivata dalla melodia e dall’armonia d’ogni singolo verso, ma più importante di tutto è il lato esoterico e arcano di questa raccolta poetica. I tòpoi utilizzati nel divan della Gherib si riscontano abbondantemente fra le opere della mistica islamica in entrambe le sue lingue principali, cioè il persiano e l’arabo.
La dimora delle quindici prostrazioni dal punto di vista prosodico è un componimento moderno ed i versi non seguono le regole della metrica quantitativa della letteratura classica arabofona. Probabilmente tra i vari temi presenti nella poesia della Gherib, il più interessante da trattare in questa breve introduzione è il dialogo surreale che emerge ampiamente nel corso del divan. Si tratta di domande, risposte, apostrofi e dialoghi esoterici che si svolgono fra i vari personaggi presenti nell’opera: ad esempio, tra la poetessa e il Signore oppure il Veglio o comunque un’altra esistenza suprema; personaggi sconosciuti e misteriosi che interloquiscono fra loro medesimi con un linguaggio pieno di riferimenti mistici e trascendentali.
Per quanto riguarda la retorica, il canzoniere è abbastanza denso; con similitudini, allusioni, metafore, ripetizioni e paronomasie facilmente rintracciabili; ma in questo quadro retorico la figura più rilevante è l’allegoria: una specie di tota allegoria che narra la storia dello sviluppo mentale e spirituale della poetessa, in un percorso immaginario e soprannaturale. Un percorso che invita il lettore a scoprire lo splendore di un reame ignoto situato tra l’Oriente e l’Occidente, la luce e l’oscurità, la realtà e l’immaginazione, lo spirito e la materia.
Iman Mansub Bassiri.